Cerchi uno spazio per affrontare I tuoi disagi e per diminuire lo stress?
Cerchi un percorso che ti renda pienamente consapevole di te stesso?
Vuoi raggiungere un equilibrio interiore e spirituale che accresca il tuo benessere?
La Mindfulness è una pratica che si concentra sull’essere presenti nel momento attuale, accettando senza giudizio le proprie esperienze, pensieri e emozioni. È utilizzata in vari contesti, dalla psicologia alla medicina, per migliorare il benessere mentale e fisico. Studio e pratico questa disciplina da oltre 40 anni. Ho seguito un percorso all’università La Sapienza di Roma sullo studio e la conoscenza delle filosofie orientali e un percorso di meditazione ZEN con il M°Taino.
Lo sviluppo della Mindfulness coinvolge almeno tre importanti abilità:
Attenzione focalizzata (Concentrazione)
Monitoraggio aperto (Stare con la sensazione con interesse curiosità e accettazione)
Risponde alla domanda: «In che modo la mente genera sofferenza?». Aiuta ad integrare i ricordi traumatici, i fallimenti, i rifiuti ecc.. Serve a fare esperienza e ad apprezzare la ricchezza del momento.
Accettazione compassionevole (Serve quando si viene sopraffatti dall’intensità di ciò che si presenta alla loro mente o si sentono intrappolate in uno schema di autocritica. Pratiche di amorevole gentilezza, compassione di sé, equanimità. (Lutz, Slagter, Dunne e Davidson, 2008; Germer, 2013)
Lo sviluppo della Mindfulness è finalizzata:
Alla sicurezza. La Mindfulness promuove un senso di sicurezza interiore, aiutando le persone a gestire l’ansia e lo stress. Attraverso la consapevolezza, gli individui possono riconoscere e affrontare le proprie paure e preoccupazioni, creando un ambiente mentale più stabile e sicuro.
Ai punti caldi. I “punti caldi” si riferiscono a situazioni o emozioni che possono scatenare reazioni intense o stressanti. La Mindfulness aiuta a identificare questi punti caldi, permettendo alle persone di affrontarli con maggiore consapevolezza e controllo. Questo approccio consente di rispondere in modo più equilibrato e meno reattivo, migliorando la gestione delle emozioni e delle situazioni difficili.
Le tre caratteristiche dell’esistenza per il buddhismo.
Anicca: Tutto è flusso di cambiamento costante di materia ed energia.
Dukka: L’osservazione che la mente è sempre insoddisfatta, si aggrappa al piacere e cerca di evitare il dolore.
Anatta: La comprensione che se osserviamo attentamente la nostra esperienza non c’è nessun «IO» da trovare, ma solo un dispiegarsi, momento per momento di sensazioni e di altre esperienze, mentre la mente sviluppa il commento narrativo di tutto ciò. (la Mente che Mente) (Wolf Singer, 2005. La mente è un’orchestra senza direttore.)
Otto modi per perseverare nella pratica della Mindfulness
Farne un’abitudine quotidiana in un tempo prefissato.
Ne troppo lunga e ne troppo corta
Creare uno spazio sacro
Trovare la posizione giusta
Praticare con una guida e in gruppo
Avere delle aspettative irragionevoli e giudicarsi in base ad esse porterà alla frustrazione
Essere gentili ma tenaci
Ricordate a voi stessi: «perché avete deciso di meditare?»
I quattro passi per raggiungere l’illuminazione
il primo dhyāna è «la gioia estatica nata dal distacco unito all’applicazione sugli oggetti di meditazione»;
il secondo è «la calma interiore e l’unità della mente scevra di ogni applicazione sugli oggetti di meditazione»;
il terzo è lo stato in cui il meditante «dimora spassionato ed equanime, consapevole ed attento, sperimentando nel corpo la gioia»;
il quarto è quello in cui il meditante «deposti gioia e dolore, scomparsi antecedenti stati di letizia e di tristezza, raggiunge l’equanimità scevra di dolore e la perfetta purezza».
Dati scientifici sull’efficacia della mindfulness nelle varie aree della relazione d’aiuto, patologie e disagio psicologico.
E’ assolutamente necessario valutare gli effetti delle terapie alternative, come nel caso della meditazione, che da più di un ventennio viene monitorata attraverso i più sofisticati metodi di neuroimaging. Con circa 12.000 pubblicazioni scientifiche si traccia un segno eclatante della rivoluzione di paradigma in atto e dell’indiscutibile efficacia di queste tecniche.
In queste ricerche sono dimostrati statisticamente, con analisi biochimiche, analisi elettrofisiologiche (EEG, HRV, GSR), test psicologici e gruppi di controllo, follow-up, i rilevanti effetti clinici, fisiologici, emotivi, relazionali e psicologici della meditazione nelle sue varie forme antiche e moderne: mindfulness, vipassana, yoga, tai chi, qi gong ecc.
Lo sviluppo delle conoscenze nell’ambito delle neuroscienze rivelano gli effetti benefici di questa antica pratica sulla biochimica cerebrale, sull’ epigenetica, sulla plasticità neuronale.
Circa i correlati neuronali, secondo alcuni studi (Evans et al 2009), la meditazione determinerebbe il coinvolgimento di vaste aree cerebrali sia cortico che sotto-corticali.
Le aree somatosensoriali, la corteccia prefrontale, l’amigdala, l’ippocampo, il cingolo anteriore, l’insula sono solo alcune delle aree coinvolte nella pratica (Lazar e al 2005) (Manna et al 2010). Ognuna viene coinvolta per la funzione a cui è deputata quindi le aree corticali per l’attenzione, la memoria, la concentrazione, la consapevolezza propriocettiva, l’immagine corporea, la pianificazione e il controllo cognitivo.
Le aree poi sottocorticali connesse alle emozioni, la respirazione, l’empatia.
Lo stimolo a risposte neuronali ripetute agisce, grazie alla plasticità neuronale, determinando un meccanismo epigenetico che forse rende conto del perdurare della modificazioni di risposta emotiva e comportamentale agli stimoli esterni che si osserva in chi pratica la meditazione.
La meditazione yogica persegue lo scopo di guidare il praticante al distacco dalle percezioni e dai pensieri, rendendolo un osservatore esterno al suo stesso flusso di coscienza. Attraverso la pratica della consapevolezza, si raggiunge una condizione mentale che contempla la coesistenza degli opposti, che consiste nel trascendere il dualismo tra anima individuale e universale. Si inverte l’ordinaria estroversione mondana dei processi psicologici. Rientrando in sé stesso il praticante accede alla parte più remota degli istinti e degli impulsi inconsci. La conoscenza del Sé risulta essere l’unico mezzo per raggiungere la libertà più pura.
Le aree somatosensoriali, la corteccia prefrontale, l’amigdala, l’ippocampo, il cingolo anteriore, l’insula sono solo alcune delle aree coinvolte nella pratica (Lazar e al 2005) (Manna et al 2010). Ognuna viene coinvolta per la funzione a cui è deputata quindi le aree corticali per l’attenzione, la memoria, la concentrazione, la consapevolezza propriocettiva, l’immagine corporea, la pianificazione e il controllo cognitivo.
Le aree poi sottocorticali connesse alle emozioni, la respirazione, l’empatia.
Lo stimolo a risposte neuronali ripetute agisce, grazie alla plasticità neuronale, determinando un meccanismo epigenetico che forse rende conto del perdurare della modificazioni di risposta emotiva e comportamentale agli stimoli esterni che si osserva in chi pratica la meditazione.
La meditazione yogica persegue lo scopo di guidare il praticante al distacco dalle percezioni e dai pensieri, rendendolo un osservatore esterno al suo stesso flusso di coscienza. Attraverso la pratica della consapevolezza, si raggiunge una condizione mentale che contempla la coesistenza degli opposti, che consiste nel trascendere il dualismo tra anima individuale e universale. Si inverte l’ordinaria estroversione mondana dei processi psicologici. Rientrando in sé stesso il praticante accede alla parte più remota degli istinti e degli impulsi inconsci. La conoscenza del Sé risulta essere l’unico mezzo per raggiungere la libertà più pura.